[3] I santuari che posero le fondamenta della Chiesa cattolica coreana
1. Santuario di Songgol -Villaggio cattolico che fu luogo di adattamento e centro missionario per i primi missionari stranieri
◦ La formazione del Villaggio Cattolico di Songgol
Già prima della Persecuzione Gihae del 1839 nei dintorni di Seul erano sorti diversi villaggi cattolici. Si presume che anche a Songgol in quel periodo, si fosse formata una comunità di credenti. Prima della Persecuzione Byung-in del 1866 il villaggio di Songgol era già stabilizzato e ben organizzato. Nel 1831 con l’istituzione del Vicariato Apostolico di Corea missionari della Società per le Missioni Estere di Parigi iniziarono ad arrivare e formarono villaggi cattolici nei pressi della capitale. Poiché la loro attività pastorale era centrata su Seul, era necessario che i fedeli vivessero vicino ai sacerdoti per poter partecipare ai sacramenti e alla Messa.
Indirizzo del Santuario di Songgol: Gyeonggi-do, Yongin-si, Suji-gu, Dongcheon-ro 437beon-gil 6
◦ La dimensione del Villaggio Cattolico di Songgol durante le persecuzioni
Secondo una lettera di Padre Dorí (Padre Pierre-Henri Dori) martirizzato a Saenamteo durante la Persecuzione Byung-in al tempo del suo soggiorno a Songgol, nel villaggio vivevano solo cattolici, distribuiti in 12 famiglie.
Dopo la fine delle persecuzioni, quando nel 1900 fu eretta la nuova parrocchia di Hawuhyeon, il villaggio di Songgol venne incorporato come sua cappella (gongso). A quel tempo, i fedeli registrati erano 47. Si pensa quindi, che a Songgol vivessero stabilmente circa 45–50 cattolici che continuarono a mantenere la fede anche nei periodi più difficili. Nella stessa lettera Padre Dorí descrive così la vita dei fedeli di Songgol: I cristiani del villaggio «vivevano principalmente coltivando tabacco per tirare avanti a malapena. Avevano anche qualche piccola risaia ma erano state distrutte da un’inondazione rendendo difficile perfino procurarsi il cibo quotidiano».
◦ L’importanza del Villaggio Cattolico di Songgol
Durante le persecuzioni i missionari occidentali che entravano clandestinamente in Corea avevano bisogno di un luogo sicuro dove potersi ambientare. Per poter servire i fedeli, dovevano imparare la lingua coreana e le usanze locali, ed era necessario un villaggio composto interamente da cristiani dove potessero vivere senza destare sospetti.
Nella scelta di un villaggio di questo tipo era fondamentale che i fedeli fossero zelanti, affidabili e solidi nella fede. In questo senso, il villaggio cattolico di Songgol aveva sempre goduto di grande fiducia da parte dei missionari.
Tra il 1857 e il 1866, durante il periodo delle persecuzioni, ben cinque missionari vissero a Songgol ricevendo aiuto dai fedeli e adattandosi alla vita coreana. Anche i missionari che operavano in altre regioni, durante la stagione estiva del raccolto, venivano a Songgol per ritirarsi in preghiera e riposare. Tutto ciò mostra quanto la comunità di Songgol fosse forte nella fede, affidabile e profondamente unita alla Chiesa.
◦ Il villaggio cattolico di Songol e I missionari
La prima lettera in cui compare Songgol come luogo di residenza proviene da Padre Daveluy che il 18 settembre 1853 scrisse ai suoi genitori da lì. In quel periodo si dedicava alla formazione dei seminaristi insegnandogli il latino.
Songgol divenne un vero e proprio centro di formazione per i missionari dal 1857. Dopo l’arrivo del Padre Charles Feron nel marzo dello stesso anno, il Vescovo Berneux lo inviò subito a Songgol. Feron fu il primo missionario a vivere stabilmente nel villaggio per imparare il coreano. Nel 1857, Padre Choe Yang-eop Thomas visitò Songgol e rimase per un periodo insieme a Padre Feron. Nel 1861 il Vescovo Berneux assegnò, dei quattro missionari arrivati, due — Padre Joanneau e Padre Calais — alla comunità di Songgol. Padre Omètre entrato in Corea il 23 giugno 1863, rimase a Songgol dal 1863 fino alla fine di ottobre 1864. L’ultimo missionario ad arrivare fu Padre Pierre-Henri Dorie. Mentre studiava con grande impegno la lingua e le tradizioni coreane a Songgol, scoppiò la Persecuzione Byung-in e nel 1866 fu arrestato e martirizzato il 7 marzo dello stesso anno a Saenamteo a Seul.
◦ Il Villaggio di Songgol come Centro di Missione
Songgol era un luogo fondamentale non solo per imparare la lingua e le usanze coreane, ma anche per la cura pastorale e l’evangelizzazione dei fedeli durante il periodo delle persecuzioni. Per questo motivo il villaggio cattolico di Songgol rappresentava uno dei punti nevralgici dell;evangelizzazione. Il Vescovo Berneux assegnò a Padre Omètre la missione di visitare e guidare quattro villaggi situati nelle vicinanze di Songgol. Egli prestò servizio pastorale a comunità molto vicine, come i villaggi cattolici di Myoruni e Sinbong-ri. Dopo aver servito nella zona di Songgol, si trasferì a Mirinae continuando poi il suo ministero in altre aree, seguendo i fedeli e annunciando il Vangelo.
◦ La Vita dei Missionari a Songgol
La famiglia di Yi Gun-ok Giuseppe ospito’ tutti i missionari che giungevano a Songgol. Padre Feron, Joanneau, Calais, Omètre e Dorie vissero tutti, in tempi diversi, nella stessa casa.
Yi Gun-ok non si limitò a servire materialmente i missionari, ma fu anche insegnante di coreano svolgendo cosi’ un ruolo decisivo. Padre Dorie stesso raccontò di aver studiato coreano sotto la sua guida, affermando che Yi Gun-ok era un uomo di grande coraggio e fiducia. La stanza dei missionari fungeva anche da cappella: vi avevano costruito un altare con assi di legno fissate alla parete di terra, e lì celebravano la Messa quotidiana insieme ai fedeli.
Oltre alla celebrazione della liturgia, i missionari trascorrevano il tempo visitandosi reciprocamente, cantando, pregando, vivendo momenti di fraternità, ma anche ritiri spirituali, silenzio e digiuno, secondo lo spirito missionario.
◦ I Martiri legati al Villaggio di Songgol
Tra i martiri più strettamente legati all’area di Songgol ci sono prima di tutto:
- Padre Dorie — arrestato il 27 febbraio 1866 e martirizzato il 7 marzo a Saenamteo.
- Padre Omètre — arrestato l’11 marzo 1866 e martirizzato il 30 marzo a Galmaet.
- Entrambi fanno parte dei 103 Santi Martiri di Corea.
Tra i fedeli formati spiritualmente dai missionari di Songgol, vi furono anche intere famiglie martirizzate: un nonno di nome Giovanni, suo figlio Pietro e il nipote Francesco, tutti martirizzati insieme il 19 marzo 1871 presso l’ufficio giudiziario di Jwapo-cheong.
◦ Songgol Diventa un Luogo di Pellegrinaggio
Curiosamente Songgol divenne luogo di pellegrinaggio non per iniziativa della Corea, ma della patria di Padre Dorie che proveniva dalla parrocchia di Saint-Hilaire de Talmont in Francia. Padre Joseph Grelet parroco della comunità dal 1956 al 1966 promosse la causa di beatificazione dei martiri del 1866 presso la Congregazione dei Riti in occasione del centenario.
Padre Grelet visitando la Corea, fece un pellegrinaggio a Songgol e collegò ufficialmente il villaggio coreano con la città natale di Padre Dorie. Nel 1964 pubblicò il libro “La Corea, terra dei martiri”.
Egli realizzò inoltre due croci identiche, ispirate alla macina che il padre di Padre Dorie utilizzava: una venne posta nel suo villaggio natale, l’altra a Songgol, dove fu eretto un memoriale. Da quel momento iniziò il pellegrinaggio a Songgol.
Nel 2016, il Vescovo Castet, della diocesi di Luçon, visitò personalmente Songgol.
◦ Le Reliquie dei Martiri Custodite a Songgol
-Nella “Stanza dei Martiri” del Santuario di Songgol sono custodite le reliquie di: San Daveluy San Omètre San Dori San Andrea Kim Dae-geon e di un martire anonimo del villaggio di Songgol
◦ La Tomba dei Martiri Anonimi di Songgol
Durante la Persecuzione Byung-in quattro cristiani che si erano rifugiati a Songgol furono arrestati e giustiziati lungo un ruscello del villaggio di Sinbong-dong mentre venivano condotti altrove. A quel tempo era in vigore l’ordine “prima giustiziare, poi riferire” il che spiegava perché tali esecuzioni avvenissero immediatamente e senza processo.
I loro corpi furono abbandonati lungo la strada, ma i fedeli scavarono una fossa sulla piccola collina vicino al ruscello e ricoprirono le salme con pietre, formando il cosiddetto “tumulo di pietre” (dol-mudeom), Il luogo era conosciuto originariamente come Seobong, e i nomi dei quattro martiri rimasero ignoti. successivamente fu chiamato “Tomba dei Martiri Anonimi del villaggio di Seobong ”. Nel 1914 Seobong-ri e Sin-ri furono uniti nell’attuale quartiere di Sinbong-dong, e oggi le reliquie dei quattro martiri sono raccolte insieme in una camera sepolcrale sotterranea.
2. Il Santuario di Majae - Luogo di origine della fede e Santuario della Sacra Famiglia coreana
◦ Le figure di Majae, culla della fede coreana
Majae è il luogo natale dei quattro fratelli della famiglia Jeong — Jeong Yak-hyeon, Jeong Yak Jeon, Jeong Yak-jong (Agostino) e Jeong Yak-yong (Giovanni) — ed è considerato la culla della Chiesa cattolica in Corea, nonché un esempio di autentica Sacra Famiglia. Il 27 maggio 2017 il Vescovo Lee Ki-heon della Diocesi di Uijeongbu ha proclamato Majae Santuario della Sacra Famiglia. Il beato Agostino Jeong Yak-jong è stato beatificato da Papa Francesco il 16 agosto 2014 a Gwanghwamun, Seul insieme a San Paolo Chong Ha-sang.
La famiglia Jeong ebbe profonde relazioni con i fondatori della Chiesa cattolica coreana:
- ⓵ La moglie di Jeong Yak-hyeon era sorella di Lee Byeok uno dei primi fondatori.
- ⓶ La sorella di Giovanni Jeong Yak-yong era la moglie di Lee Seung-hoon Pietro, il primo battezzato coreano.
- ⓷ Il genero di Jeong Yak-hyeon era Alessio Hwang Sa-yeong autore della famosa Lettera di seta (Hwangsa-yeong Baekseo).
◦ Jeong Yak-yong Giovanni studioso del primo cattolicesimo
Jeong Yak-yong ricevette il Battesimo nel 1784 nella casa di Lee Byeok presso il ponte Supyogyo, diventando cognato del primo battezzato Lee Pietro Seung-hoon. Durante la Persecuzione Shin-yu del 1801, venne esiliato e, nel luogo di esilio si dedicò interamente allo studio, sistematizzando il pensiero silhak cioe’ “apprendimento Pratico” la morale in pratica.
Dopo il suo ritorno dall’esilio nel 1818, si pentì profondamente della sua apostasia e visse in uno stato di rigorosa disciplina spirituale: digiuno frequente, vita ritirata, preghiera e meditazione. Scrisse il Joseon Bog-eum Jeollaesa “La storia della trasmissione del Vangelo in Corea”. Nel 1836 ricevette il sacramento dell’Unzione degli infermi da Padre Yu Luigi Bang-je e morì in pace.