[1] Sintesi della storia della Chiesa cattolica in Corea

[1] Sintesi della storia della Chiesa cattolica in Corea

1. Il contesto della nascita della Chiesa

I vari testi cattolici scritti in cinese dai missionari in Cina iniziarono a entrare in Corea a partire dall’inizio del XVII secolo.

Questi libri furono accolti dagli studiosi del gruppo “Namin” che li studiarono con interesse. stimolando il movimento “dell’apprendimento pratico” (silhak) e introdussero una nuova corrente culturale chiamata Seohak, “Scienza Occidentale”.

Il vero significato del “Signore del Cielo” (Cheonjusilui) cioe’ Dio, e’ preso dal Catechismo Cattolico di Matteo Ricci e fu introdotto in Corea dallo studioso Yi Sugwang. Oltre all’interesso puramente accademico, iniziarono ad apparire studioni che trovavano nel “Seohak” la verità sulla vita e ne mettevano in pratica gli insegnamenti.

Hong Yu-han fu il primo a osservare e praticare i comandamenti cattolici, intorno al 1770. In seguito

Con gli studi svolti al 주어사 (Tempio Jueosa), la fede iniziò a germogliare in figure come Gwon Cheol-sin, Jeong Yak-jeon e Yi Byeok.

costoro non trovando risposta alle questioni fondamentali dell’esistenza nei testi confuciani andarono alla ricerca della verità nei libri occidentali e iniziarono a praticare le norme cattoliche, come la preghiera e la penitenza.


2. La fondazione della Chiesa e l’istituzione delle diocesi

Nel 1784, Yi Seung-hun, dopo aver ricevuto il battesimo a Pechino, tornò in Corea e, insieme a Yi Byeok e Jeong Yak-jeon, costituì la prima comunità di fede.

Una volta rientrato, Yi Seung-hun studiò la dottrina con Yi Byeok e la annunciò a parenti e conoscenti.

A partire dal 1784 essi iniziarono a conferire il battesimo: questo anno viene commemorato come la nascita della Chiesa coreana.

Yi Byeok visitò anche i fratelli Jeong Yak-jeon e Jeong Yak-yong, insistendo sull’urgenza dell’evangelizzazione.

Evangelizzando la classe media (jungin) converti’ persone come Kim Beom-u, Choe In-gil, Choe Chang-hyeon e Ji Hwang.

Convinto che fosse necessario il sostegno di uomini rispettati per cultura e reputazione, Yi Byeok evangelizzò la famiglia Gwon della zona di Yanggeun, ottenendo la conversione di Gwon Cheol-sin e Gwon Il-sin.

Gwon Il-sin divenne un ardente apostolo, al punto da essere ricordato, insieme a Yi Seung-hun e Yi Byeok, come uno dei “tre pilastri” della Chiesa nascente.

Alla fine del 1794, il sacerdote cinese Zhou Wenmo fu inviato in Corea.

Grazie al suo ministero e allo zelo missionario dei fedeli, la Chiesa si sviluppò rapidamente.

I cattolici, che all’ingresso del missionario erano circa 4.000, divennero 10.000 nel 1800.

Tuttavia, la grande persecuzione del 1801 devastò quasi del tutto la comunità cristiana.

Zhou Wenmo e quasi tutti i leader della Chiesa furono martirizzati.

I cattolici intensificarono gli sforzi per ottenere nuovi sacerdoti, inviando emissari al vescovo di Pechino e scrivendo al Papa nel 1811 e nel 1825.

Finalmente, nel 1831, fu istituito il Vicariato Apostolico di Joseon, primo nucleo della futura Chiesa coreana.

Come primo vicario apostolico fu nominato il vescovo Bruguière della Società per le Missioni Estere di Parigi.

Nel 1837 entrò in Corea il secondo vicario apostolico, Vescovo Laurent-Joseph-Marius Imbert.

Così l’indipendenza della Chiesa coreana dall’arcidiocesi di Pechino si realizzò pienamente.


3. La Chiesa nel periodo delle persecuzioni

Fin dagli inizi la Chiesa fu oggetto di repressioni e subì, nell’arco di un secolo, più di dieci persecuzioni.

La prima avvenne nella primavera del 1785, quando Yi Seung-hun e altri capi della comunità furono arrestati durante una riunione (persecuzione Eulsa Chujeokbal).

Tra i catturati, solo Kim Beom-u fu ucciso: è ricordato come il primo martire della Corea.

Nel 1791, Yun Ji-chung e Gwon Sang-yeon furono giustiziati a Jeonju per aver rifiutato i riti ancestrali (Persecuzione Sinhae).

Nel 1795, la persecuzione legata alla ricerca del sacerdote Zhou Wenmo portò al sacrificio volontario di Yun Yu-il, Choe In-gil e Ji Hwang, che si consegnarono per proteggere il missionario (Persecuzione Eulmyo).

La persecuzione sistematica iniziò con l’ascesa al trono di Sunjo e culminò nella Grande Persecuzione Shin-yu del 1801.

La Chiesa, cresciuta rapidamente, preoccupò la classe dirigente, che avviò una repressione totale.

In questa persecuzione furono uccisi Zhou Wenmo e quasi tutti i leader laici.

 

Persino coloro che avevano pubblicamente abiurato, come Yi Seung-hun, furono giustiziati come atto politico.

In questo periodo avvenne anche il celebre episodio della “Lettera di Seta” di Hwang Sa-yeong, che denunciava la persecuzione e chiedeva aiuto alla diocesi di Pechino. Hwang fu catturato e martirizzato.

Durante il regno di Heonjong, nel 1839, avvenne la Persecuzione Gihae, nella quale furono martirizzati tre missionari (Vescovo Imbert, Padri Maubant e Chastan) e molti leader laici, tra cui San Paolo Chong Ha-sang, Yu Jin-gil, Jo Jin-cheol.

Nel 1846, nella Persecuzione Byeongo, fu arrestato e martirizzato San Andrea Kim Dae-geon (金大建), primo sacerdote coreano.

Nonostante la persecuzione del 1860 (Gyeongsin), la Chiesa continuò a crescere.

Durante il regime di Heungseon Daewongun esplose la più grande persecuzione, la Persecuzione Byung-in del 1866, che durò quasi dieci anni:

nove missionari furono uccisi e oltre 8.000 cattolici, tra cui San Nam Chong-sam e Hong Bong-ju, martirizzati. Dopo l’apertura del paese nel 1876 ricominciò l’ingresso dei missionari, sebbene alcuni furono arrestati e deportati in Cina. Da allora non si verificarono più persecuzioni sistematiche contro i missionari. Le cause delle persecuzioni furono molteplici:

accusa di “mubumugun” “senza padre né sovrano” un culto cioe’ che non teneva conto ne’ dei genitori ne del re.

percezione del cattolicesimo come setta sovversiva perche’ andava contro I principi cardine dei rapporti sociali che per il sistema confuciano sono i pilastri etici dei Tre legami Fondamentali e delle Cinque Virtu’ Cardinali. { secondo il Confucianesimo al fine di mantenere l’ordine sociale si devono seguire I Tre legami Fondamentali: il governante guida in suddito, il padre guida il figlio, il marito guida la moglie}. e le ciunque Virtu’ che sono: benevolenza, rettitudine, rispetto, conoscenza e sincerita’.

esclusivismo confuciano,

instabilità politica,

politica isolazionista.

A causa delle persecuzioni, le élite intellettuali si allontanarono e furono le classi più povere a sostenere la Chiesa. La fede si radicò nelle montagne e nelle zone remote dove sorsero numerosi villaggi cattolici.

Dal punto di vista della fede la persecuzione fu una vittoria della Chiesa, perché il sangue dei martiri rese possibile in seguito la libertà religiosa.


4. La Chiesa cattolica durante gli anni di trasformazione e sotto il dominio giapponese

Con il trattato del 1882 con gli Stati Uniti e quello del 1886 con la Francia, fu riconosciuta — seppure in modo limitato — la libertà religiosa. I missionari poterono entrare liberamente e le parrocchie iniziarono a formarsi: la prima fu quella di Jonghyeon, l’attuale Cattedrale di Myeongdong era dotata di una chiesa una casa episcopale il convento e una tipografia.

Successivamente furono fondate parrocchie a Wonsan, Jemulpo, Busan, Masanpo, Mokpo e in altre città portuali. A Yongsan venne costruito un seminario in stile occidentale, iniziando cosi’ la formazione locale del clero coreano. Il Vangelo si diffuse verso sud fino all’isola di Jeju e verso nord fino alla lontana regione di Gando. Lo sviluppo rapido provocò tensioni con le autorità locali e numerosi conflitti come il Jeju Gyonan {conflitto di Jeju} con rivolte popolari contro il cattolicesimo.

Per prevenire gli scontri governo e Chiesa stipularono il Trattato per i Cattolici, riconoscendo ufficialmente la libertà religiosa per i coreani.

Nel 1886 fu concluso il trattato con la legazione francese che riconobbe legalmente il diritto dei missionari a vivere stabilmente in Corea.

La Chiesa si impegnò attivamente nel movimento di modernizzazione attraverso la stampa e l’educazione.

Il giornale cattolico Kyŏnghyang Shinmun fondato nel 1906, divenne voce del patriottismo fino alla sua soppressione da parte del Giappone.

Le scuole cattoliche furono ostacolate dal monopolio educativo giapponese e molte vennero chiuse.

Durante il Movimento del 1° marzo 1919, nonostante il divieto ecclesiale, alcuni seminaristi di Seul e Daegu parteciparono alle manifestazioni.

Negli anni ’20 il Giappone impose il rito dello Shinto, che la Chiesa coreana giudicò idolatrico: cosi’ molti cattolici furono incarcerati o licenziati per essersi rifiutati di partecipare.

Negli anni ’40 i vescovi occidentali furono sostituiti da giapponesi; i missionari americani furono espulsi o imprigionati. Nonostante la repressione giapponese la struttura diocesana si sviluppò e crebbe fino a comprendere nove diocesi. Nuove congregazioni missionarie, come i Maryknoll e la Società di San Colombano, iniziarono il loro apostolato in Corea. Nel 1942, la diocesi di Seoul fu affidata a Vescovo Noh Gi-nam, primo coreano a diventare ordinario diocesano.



5. La Chiesa cattolica in Corea del Sud e del Nord durante la Guerra di Corea

La tragedia della divisione della nazione portò alla distruzione quasi totale della Chiesa Cattolica nel Nord.

In Corea del Nord dopo la riforma agraria e quella monetaria, le politiche comuniste per l’eliminazione della religione avanzarono rapidamente e molti fedeli fuggirono verso il Sud in cerca della libertà religiosa. I credenti rimasti si aggrapparono alla fede fino all’ultimo. Nel maggio 1949 fu avviata l’operazione finale per il completo annientamento della Chiesa cattolica. I comunisti attaccarono per prima cosa il monastero benedettino di Deokwon e Arrestarono il Vescovo Sauer insieme a tutti i sacerdoti, religiosi e religiose stranieri presenti nel monastero e nelle province di Hamgyeong Nord e Sud. Il Vescovo di Pyongyang Hong Yong-ho protestò ma fu anch’egli arrestato. Tutti i sacerdoti coreani della città di Pyongyang e delle province di Pyeongan Nord e Sud furono catturati. Anche i sacerdoti rimasti nelle regioni di Hwanghae e Gangwon furono arrestati prima e dopo lo scoppio della guerra il 25 giugno. Alla fine della guerra civile, nella Corea del Nord non era rimasto neppure un sacerdote cattolico. La Chiesa cattolica in Corea del Sud, pur tra le dure prove della Guerra (1950–1953), non smise mai di svilupparsi. Dopo l’armistizio conobbe uno sviluppo sorprendente e ogni anno decine di migliaia di persone entravano a far parte della Chiesa. Così i circa 160.000 fedeli presenti al termine della guerra diventarono circa 530.000 nel 1962.


6. Istituzione della Gerarchia della Chiesa Cattolica in Corea

Il 1962 segna l’anno decisivo per la Chiesa cattolica in Corea: in questo periodo viene istituita la struttura gerarchica della Chiesa coreana, aprendo una nuova fase di maturità ecclesiale.

Nello stesso anno il Concilio Vaticano II offre un impulso decisivo al rinnovamento e allo sviluppo della Chiesa in Corea, incidendo profondamente sulla sua vita pastorale, liturgica e missionaria.

Un momento particolarmente significativo e il 1969 quando l’Arcivescovo di Seul Kim Su-hwan Stefano viene creato cardinale: è la prima nomina cardinalizia nella storia della Chiesa coreana e un segno del crescente riconoscimento internazionale della comunità cattolica in Corea.

Alla fine del 1983, la Chiesa cattolica coreana conta:

1.711.367 fedeli,

14 diocesi (tra cui le Arcidiocesi di Seul, Daegu e Gwangju, oltre a 3 diocesi in Corea del Nord: Pyongyang, Hamheung e Tokwon),

656 parrocchie e 1.708 comunità missionarie,

1.059 sacerdoti coreani e 224 sacerdoti stranieri,

I religiosi contavano 302 fratelli (di cui 41 stranieri) e 3.667 suore (di cui 153 straniere).

Questi numeri mostrano una Chiesa che cresce rapidamente, radicata nel sacrificio dei martiri e nel dinamismo missionario delle comunità locali, pronta ad accogliere il rinnovamento conciliare e a camminare verso una presenza sempre più viva nella società coreana.


Nota : https://www.catholicnews.co.kr