Diocesi di Busan
Luogo Sacro
Parrocchia e Santuario dei Martiri di Ulsan Byeongyeong
241, Oesol-keun-gil, Jung-gu, Ulsan (Namoe-dong 567)
Informazioni
- Telefono: (052)-294-3344
-
Orario delle Messe:
Orario delle Sante Messe
Domenica
Lun~Sab
Orario delle Sante MesseÈ possibile celebrare una Messa di offerta per i pellegrini su prenotazione.
(Con la prenotazione è possibile utilizzare l’aula catechistica.)
11:00
Sul Santo
Beato Luca Kim Jong-ryun
Il Jangdae di Byeongyeong situato nel quartiere Namoe-dong era una piattaforma di pietra sulla quale il comandante saliva per dirigere i soldati. Durante le persecuzioni in questo luogo risiedeva il Comandante Militare della Provincia di Gyeongsang. Qui non solo si svolgevano le esercitazioni militari ma venivano anche eseguite le condanne a morte dei prigionieri considerati colpevoli di gravi reati.
Si ritiene che questo sito sia stato un luogo di martirio durante la Persecuzione Gyeongshin (1791) e la Persecuzione Gyeongin (1801). Qui furono messi a morte numerosi cattolici tra cui tre martiri riconosciuti: Pietro Yi Yang-deung, Luca Kim Jong-ryun e Giacomo Heo In-baek. Nell’area del campo di addestramento militare veniva talvolta eseguita anche la pena del “gunmunhyosu”, la decapitazione con esposizione della testa, inflitta per incutere timore alla popolazione.
Beato Giacomo Heo In-baek
Il Jangdae di Byeongyeong situato nel quartiere Namoe-dong era una piattaforma di pietra sulla quale il comandante saliva per dirigere i soldati. Durante le persecuzioni in questo luogo risiedeva il Comandante Militare della Provincia di Gyeongsang. Qui non solo si svolgevano le esercitazioni militari ma venivano anche eseguite le condanne a morte dei prigionieri considerati colpevoli di gravi reati.
Si ritiene che questo sito sia stato un luogo di martirio durante la Persecuzione Gyeongshin (1791) e la Persecuzione Gyeongin (1801). Qui furono messi a morte numerosi cattolici tra cui tre martiri riconosciuti: Pietro Yi Yang-deung, Luca Kim Jong-ryun e Giacomo Heo In-baek. Nell’area del campo di addestramento militare veniva talvolta eseguita anche la pena del “gunmunhyosu”, la decapitazione con esposizione della testa, inflitta per incutere timore alla popolazione.